Lo squalo della finanza è quel tipo d’uomo che lavora in banche d’affari, fa il broker, il dealer o, insomma, di mestiere maneggia dei soldi. Anzi, li fa.

E’ in genere ben vestito, molto serio. Lavora tanto, parla un ottimo inglese e ha dei modi di fare spicci. Pascola in zona milanese (centro), in ogni periodo dell’anno (lavora troppo per dire di poter andare seriamente in vacanza).

E’ un modello d’uomo difficile da portare e inizialmente magari può sembrare scomodo, ma alla fine piace un po’ a tutte. Ecco perché.

1) Dice cose cattive. E’ politicamente scorretto e per questo terribilmente sexy. Ed è così sfacciato, pieno di sé, che anche se provi ad arrabbiarti per quello che dice, finisci comunque per farti zittire con ammiccante arrendevolezza in un secondo netto.

E’ che a lui non frega niente dei poveri, dei disoccupati, delle madri lavoratrici o del terzo mondo. Che – per inciso – semmai è l’ultima frontiera per i mercati delle commodities (e qui sbuffa se gli chiedi cosa siano queste commodities). E’ un incrocio magico fra il Milanese Imbruttito e Gordon Gekko (senza le bretelle).

E’ come uscire con la versione in carne e ossa di @GSElevator, l’account Twitter che posta le frasi del tipico manager della Goldman Sachs. Oltre al classico, ma sempre molto d’effetto, “greed is good” (l’avidità è giusta), ecco qualche altro esempio, giusto per darvi l’idea.

 

 

 

 

 


2) E’ la dimostrazione pratica della legge universale sui rapporti, espressa nel teorema di Marco Ferradini. Dopo anni passati a struggersi per attivisti di Greenpeace, squattrinati e dal cuore immenso, palliducci e dalla salute cagionevole, che ogni giorno ci cucinavano muffin vegani, diciamocelo, davvero non ne possiamo più.

Abbiamo un tremendo bisogno di un maschio, spietato e galantuomo. Che ci tratti male, e ci riattacchi il telefono in faccia perché ha una call su Taiwan (e proprio non perderà tempo prezioso a spiegarci che diavolo sia una call. Perché il suo tempo, cocca, è denaro).

E noi piangiamo, ci struggiamo, ma intanto un po’ siamo contente di poter finalmente fare le femmine e smetterla, per una volta, di dover sempre essere noi le dure. Ci piace che sia bello, antipatico, maschilista. Sgarbato quel tanto che basta per farci intuire che, una volta a casa, in camera da letto, saprà farsi perdonare.

 

3) Appare a tutti gli effetti come un uomo adulto. Non siamo più al liceo: il creativo dall’aria emaciata, vestito di iuta, con quell’aria perennemente indecisa e tristanzuola ci ha stancato. Arriva il momento in cui serve un uomo che appaia come tale: giacca, cravatta, pantaloni scuri. Serio, rassicurante, forte: ricorda il papà che vedevamo la sera da piccole rincasare dall’ufficio. Uno che ti risolve i problemi.

Quel genere d’uomo che padroneggia termini difficili, solido e incrollabile, sembra davvero sapere quel che fa. E, alla fine dei conti, è proprio lui che vi salva dal lastrico, quando il vostro sottopagato lavoro di eco-fanta-creativa-freelance vi lascia a piedi (ma “con un bagaglio di esperienze umane impagabile” proverete a giustificarvi, mentre già lui starà sbuffando).

 

4) Si sente in colpa e fa regali. Sporadicamente prova sensi di colpa perché vi tratta male, è sempre nervoso, vi dedica poco tempo. Ancor più sporadicamnete, può capitare che si senta in colpa per la consistente quantità di denaro che guadagna, con quella che il volontario di Greenpeace sopracitato chiamerebbe speculazione.

Capita quindi che questi due sensi di colpa si possano incontrare, generando un flusso copioso e inaspettato di regali. Vestiti, gioielli, vacanze. Vi vizia e si giustifica comprando cose.

E’ bene indirizzarlo immediatamente nei gusti, educandolo a quello che davvero vi piace: potrebbe avere un gusto vagamente pacchiano, maturato in anni di frequentazioni non proprio ortodosse durante le serate e i dopo cena con i colleghi.

Mi raccomando anche di farvi portare a cena fuori. I posti sono pazzeschi e, se vi state arrabbiando perché lui, dopo l’antipasto, già sta controllando sul blackberry l’apertura dei mercati asiatici, contate fino a 10, guardate il vino nel bicchiere, il ristorante e poi lui. Indosserà uno di quei completi scuri, eleganti, molto seri e bellissimi. Avete perso di nuovo la testa? Bene.

 

5) Piace alle mamme, ai papà, alle zie e ai parenti tutti. E’ finita l’epoca in cui vi dovete giustificare per il ragazzetto sbattuto e dall’aria inconsistente che gli portate in casa la domenica a pranzo. E’ finito l’imbarazzo perché a domanda precisa “che lavoro fai?”, non si sa che rispondere e per forza bisogna sviare la conversazione sul tempo.

Voi adesso portate in famiglia il Gordon Gekko della Brianza. Un uomo, non un nerd con le Converse spaiate. Avete vinto al SuperEnalotto delle relazioni, battendo anche le cugine stronze e quei loro fidanzati ragionieri che sembravano l’icona della stabilità. Ora saranno loro a beccarsi i predicozzi dei parenti, mentre voi raccogliete la gloria e ve ne beate.

E’ galante e comunque distaccato. Piace a tutti, ma nessuno osa entrare in confidenza. Questo vi permetterà di uscire indenni e con largo anticipo da pranzi e cene familiari.

Bonus. E’ quel genere d’uomo che, almeno una volta l’anno, forse due, (ma mai più di tre), arriva distrutto dall’ufficio e il suo ego, massacrato da chissà quale affare non andato in porto, non avrà avuto modo di riprendersi prima di arrivare a casa.

Si presenterà ammaccato e bisognoso di cure, forse anche con qualche linea di febbre. Sul divano per un paio d’ore, almeno, vi sarà concesso coccolarlo ed essere le femmine forti che si prendono cura di lui.

Ma non provate a strappare promesse di matrimonio: è uno squalo della trattativa, anche da malato saprebbe stracciarvi e, in ogni caso, una volta rimessosi, negherebbe tutto.