E se fossero gli hipster a mandare a rotoli l’economia? Se non fosse tutta colpa delle banche cattive e dei capitalisti spietati?

Se invece lo spread fosse una diretta conseguenza del pantalone arrotolato alla caviglia, delle camicie a quadrettoni o del revival del legno, dell’hamburger, del banjo e insomma di quelle menate lì?

Ci avete mai pensato?

Io sì. E dopo un’attenta riflessione ho deciso di rivalutare tutto d’un colpo i paninari anni ’80 (che – detto per inciso – secondo me facevano un gran bene al mercato, ai tassi di interesse, anche al paniere dell’Istat e all’indotto del settore manifatturiero e dei piumini in acrilico).

Gli hipster, quindi si diceva, minacciano il prosperare dell’economia. Come? Tutta colpa dei baffi.

Ve ne sarete accorti: la cultura hipster (e i Mumford and Sons, e i Lumineers e compagnia bella) ha sdoganato il mustacchio. Un tempo appannaggio soltanto di rudi boscaioli della bergamasca, adesso baffi e barba foltissimi sono ovunque, perfino in faccia a George Clooney e Brad Pitt.

Gli uomini hanno smesso di radersi perché gli hipster di tutto il mondo gli hanno convinti che fa figo, sottovalutando il devastante impatto economico generale, e sul settore dei rasoi in particolare.

Un settore fino a qualche mese fa ritenuto incrollabile: quando mai un uomo avrebbe smesso di radersi? Quando mai in un ufficio sarebbe stato accettato qualcuno senza un visetto liscio e pulito, appena rasato?

Sono arrivati gli hipster a strapparci questa certezza (e punti di PIL).

Ma calma con le facili accuse, atteniamoci ai numeri.

Solo in Italia, l’anno scorso, i maschi hanno speso la bellezza di 2,6 miliardi di euro per profumi e belletti vari e, di questi, 192,2 milioni solo per saponi, schiume, rasoi e dopo barba. Il calo rispetto agli anni precedenti è di qualche punto percentuale e in un settore ritenuto incrollabile si tratta di un piccolo dramma.

Baffi e barba infatti sono entrati in ufficio, in famiglia, per strada. Ovunque gli uomini hanno smesso di radersi. E i fatturati hanno iniziato a piangere. Procter and Gamble, la multinazionale che fra gli altri marchi possiede anche Gillette, leader mondiale nel mercato della rasatura, ha annunciato che le vendite stanno calando a vista d’occhio, con una perdita secca del 10% all’anno.

“Il più grande calo di vendite che il settore abbia mai visto”, ha dichiarato gemendo l’imberbe e tristissimo Ward Klein, amministratore delegato della Energizer (concorrente della Gillette).

Ma, occorre dirlo, non è tutta colpa degli hipster.

Secondo un’analisi di Euromonitor, parte della colpa grava anche sulle spalle delle aziende, troppo concentrate ad inventare rasoi con 5 lame micropulsanti e gel autorigeneranti, per accorgersi che gli uomini, soprattutto in tempi di crisi, non sono disposti a spendere una fortuna per illudersi che basti un rasoio a trasformarli in Roger Federer.

E così, mentre Gillette e compagnia investivano l’equivalente del budget decennale della NASA per testare lame in carbonio efficaci anche in assenza di gravità, sul mercato arrivava la concorrenza assassina del Dollar Shave Club, la start-up che manda direttamente a casa dei maschi più pigri un set di rasoi senza fronzoli, utili per radersi un mese al costo di 6 dollari. Lo slogan vincente: “Tuo nonno aveva un solo rasoio e stava alla grande”. Come dargli torto? E infatti, a due anni dal lancio, il Dollar Shave Club ha conquistato il 4% del mercato americano dei rasoi, con prospettive di crescita rosee.

A riprendersi dalla crisi forse arriveranno i mercati asiatici, dove sembra tutti abbiano una gran voglia di radersi e assomigliare ai colletti bianchi occidentali. Una stima di Euromonitor prevede che nel 2014 il mercato della rasatura cinese varrà da solo 10 miliardi di yuan, qualcosa come 1,2 miliardi di euro.

Ma, crisi del settore dei rasoi a parte, non tutto l’hipster vien per nuocere: la moda della barba e dei baffi in alcuni casi può anche fare del bene.

E’ il caso di Movember, il mese di novembre dedicato ai baffi. Si tratta di una simpatica iniziativa benefica che invita gli uomini di tutto il mondo a farsi crescere un bel paio di baffoni per tutto il mese di novembre. Lo scopo? Cambiare la faccia della salute maschile e raccogliere fondi per sostenere la lotta contro il cancro alla prostata e ai testicoli.

Nato per scherzo nel 2003 in Australia, Movember è diventato una specie di movimento globale che conta qualcosa come 1,9 milioni di partecipanti, che solo nel 2012 hanno raccolto qualcosa come 147 milioni di dollari.

Quindi va bene: voi altri hipster, con la storia della beneficenza, ci avete convinto sui baffi.

Ma non vi azzardate a inaugurare anche il mese delle camicie a scacchi. Non ci provate.

 

Credits Photo: Beniamino Guglielmo Abis