Frode fiscale, rivelazione di segreto d’ufficio, adesso anche concussione e prostituzione minorile. Meno male che non c’è nessun marziano da istruire sulla situazione politica italiana, e sulle vicende giudiziarie del più importante leader degli ultimi vent’anni: sarebbe parecchio complicato spiegargli che l’uomo che ha governato più di tutti la seconda Repubblica è ritenuto – seppur non in via definitiva – uno che ha evaso il fisco, che da capo politico di un partito ha partecipato alla pubblicazione, sul giornale della sua famiglia, di una telefonata coperta dal segreto investigativo che screditava il suo principale avversario; e ancora, che ha indotto un funzionario della polizia di Milano a velocizzare le pratiche per far uscire la famosa Ruby dalla Questura, e coprire così il fatto che questa ragazza da minorenne partecipava alle serate nella sua villa di Arcore.

I marziani non ci sono, non ancora, ma queste cose restano comunque stupefacenti anche per chi, come Hannah e Lizzy, segue per i giornali britannici le vicende di casa nostra. “È incredibile – dice Hannah Roberts del Daily Mail – che dopo queste condanne possa ancora continuare a condizionare e controllare la vita del governo. Da noi era già difficile comprendere come un uomo proprietario di tre televisioni e di un giornale potesse diventare primo ministro, senza problemi di conflitto d’interessi”.

E invece non solo ha potuto governare, ma lo ha fatto più di chiunque altro negli ultimi due decenni. Ancora oggi, nonostante tutto quello che è successo in questi incredibili anni il Cavaliere gode di un carisma e di una potenza di fuoco elettorale che gli permette di raccogliere un terzo dei voti del Paese.

Alla luce dell’ennesima condanna, mi piacerebbe sapere cosa pensano quei milioni di italiani che onestamente continuano a votarlo: sono delusi, si sentono traditi dal leader del loro partito? Lizzy Davies, del Guardian, è in Italia da soli sei mesi ma ha ben capito una delle principali anomalie made in Italy: “Berlusconi è ancora così amato perché in molti credono alla sua rappresentazione della storia, cioè al fatto che da anni sia vittima di un accanimento giudiziario. In Gran Bretagna una tesi del genere sarebbe difficile da accettare: noi abbiamo fiducia nel nostro sistema giudiziario”.

Ecco il problema: il famoso corto circuito tra politica e giustizia, la continua frizione tra poteri dello Stato e il conseguente deficit di credibilità di cui soffrono. La prima Repubblica è finita con Tangentopoli, la seconda si è aperta con un avviso di garanzia a Berlusconi premier e potrebbe chiudersi con le sue condanne: in questi anni nella figura del Cavaliere e nella sua vicenda politica si è condensato lo scontro tra politica e magistratura, una contrapposizione che ha finito per bloccare il Paese e imbottigliarne il futuro.

E il braccio di ferro non è ancora finito, perché due delle tre condanne – quella per rivelazione di segreto e quella per frode fiscale – potrebbero prescriversi entro la prossima estate, e poi perché Berlusconi resta ancora il leader di uno dei due partiti che tengono in piedi il governo di larghe intese.

Gli alieni sono avvertiti.