(Prosegue dalla puntata precedente)

Il mattino dopo le spagnole, Alain e io partiamo alla volta di Vetralla. Tappa breve, appena 18 chilometri. Il sentiero si sviluppa in un tunnel tagliato nelle rocce tufacee al tempo degli etruschi.

Verso fine mattinata raggiungiamo Pat e Ivan che si concedono un picnic a bordo sentiero. Poiché sono l’unico a non avere cibo mi offrono un mandarino: ormai vivo di carità, da vero pellegrino. Ci raccontano l’avventura del recupero degli occhiali da sole di Ivan. Arrivati a Viterbo si sono fermati a una stazione di servizio e hanno chiamato l’albergo affinché spedisse gli occhiali. Peccato che l’unico taxi disponibile fosse a Roma e sarebbe costato una fortuna. I due incredibilmente fanno amicizia con il proprietario della stazione che si offre di accompagnarli a Montefiascone e ritorno.

Non solo, visto che è il suo compleanno, offre loro pure fragole e champagne (immagino fosse spumante); si risolve così l’ennesima avventura dei canadesi storditi.

Riprendiamo la strada tra ulivi e vigneti e presto riprendiamo anche le spagnole.
A una curva del sentiero, nel patio di un’abitazione, le ragazze vedono una macchinetta del caffè: un manipolo di sfacciate va a bussare per chiedere se è possibile avere un caffè. Un gentile signore ci informa che la macchinetta è rotta ma che volentieri ci prepara un caffè con la moka. Viene raggiunto dalla moglie e improvvisiamo un picnic sulle scale della casa dei nostri accoglienti ospiti.

picnic sulla via francigena

Io non ho cibo, come al solito, ma le spagnole condividono pane e formaggio con me mentre ciarlano tutte insieme, tra risolini e gridolini estatici; io traduco i salamelecchi nei confronti dei padroni di casa.
Estéfano (gli spagnoli non sono in grado di pronunciare correttamente il mio nome; come gli inglesi, del resto, che mi chiamano inesorabilmente Staphàno), como se dice Gracias en Italiano?
Grazie.
Diga los muchas gracias…

Sì, tranquille che hanno capito: vi state sperticando in ringraziamenti da mezzora. Come sono cerimoniosi gli Spagnoli…
I nostri ospiti – anfitrioni gentilissimi ed evidentemente incuriositi dall’eterogeneo gruppo formato da un italiano sgarruppato, un francese con la faccia da filosofo e sette gallinelle valenciane –
sono scappati qualche anno fa da Roma in cerca di tranquillità: l’hanno trovata su un tornante della Via Francigena.

Arriviamo a Vetralla e ritroviamo Pat e Ivan che ci consigliano un ristorante, in men che non si dica siamo con le gambe sotto al tavolo. Scorrono cascate di vino e a fine pranzo ci mettiamo a cantare. Dopo qualche canzone spagnola por niños sfodero il mio cavallo di battaglia: l’Uselin della Comare.
Un successo inaudito! Io canto, le spagnole e Alain mi seguono col controcanto: parapuncipuncipò.
Le spagnole sono così felici che mi offrono il pranzo; ormai sono un pellegrino a zero budget.

Arriva il momento della catarsi: la salita sotto il sole fino al monastero benedettino. Ahi, que pena.
Finalmente arriviamo in cima e veniamo accolti da Whoopy Goldberg 2, la vendetta, un’altra suora di colore che viene dal Congo. È evidente la crisi delle vocazioni nostrane; molte suore sono straniere, soprattutto africane.
Nel monastero incontriamo una coppia di italiani e un ciclista olandese dall’aria spiritata. Partito da Bonn, è sceso fino a Verona, poi in Toscana ed è arrivato fino a qua. Oggi ha percorso 125 chilometri, domani punta a Roma. Tra due giorni probabilmente sarà al Cairo e in una settimana a Città del Capo. Ha una fidanzata che lo aspetta a Vancouver.
La cena è piacevole: pasta scotta all’aglio, frittata e spinaci all’aglio. Potrei uccidere Dracula semplicemente soffiando. Le brave sorelle ci rimpinzano di cibo come polli in batteria, in 50 minuti finiamo di mangiare che poi le suore devono andare a pregare. Non riesco ancora ad abituarmi ai ritmi dei conventi: cena alle 7, a letto alle 9.

pellegrini

Il mattino dopo parto alla volta di Sutri con Alain, Valeria e Andrea, i due fiorentini conosciuti ieri. Camminata molto gradevole tra rigogliosi noccioleti e castagni, molte nuvole sopra di noi, un tempo ideale per camminare e fare la conoscenza dei miei nuovi compagni di viaggio. Finalmente parlo in italiano.

Dopo un paio d’ore di camminata nei boschi arriviamo a Capranica, arroccata su un cocuzzolo tufaceo a forma di prua di nave, protesa verso sud. Sentendo dei colpi di cannone mi fermo a chiedere informazioni a una donna del luogo e scopro che sono i preparativi e l’annuncio della festa della Madonna delle Grazie. La donna è seduta sulla soglia di una casa vecchia di oltre mille anni, dieci secoli di storia da raccontare, cento decenni di gente nata, vissuta e morta lì dentro, magari senza mai uscire dal paese, senz’altro contesto che il microcosmo di un minuscolo paese arroccato nel mezzo della Tuscia.

capranica

Scendiamo i ripidi gradini che ci riportano in piano e ci abbeveriamo alle fontane appena fuori dal paese: c’è un passaggio continuo e persone che arrivano a riempire bottiglie e otri della buonissima acqua che sgorga dal fontanile. Come un tempo l’approvvigionamento d’acqua diventa occasione di socialità. In passato si giungeva al pozzo a piedi o con l’asino, oggi con l’automobile, ma le dinamiche sociali non cambiano: al pozzo si scambiano convenevoli e notizie sulle rispettive famiglie.

Il pomeriggio ci regala uno splendido percorso attraverso un bosco verdeggiante, un’esplosione di primavera con alberi caduti, muschi rigogliosi e ponti tibetani che attraversano un torrente tumultuoso.

Arriviamo a Sutri, antichissima città di origini etrusche, attraversando lo scenografico parco archeologico; ammiriamo l’anfiteatro romano e la magnifica sovrapposizione di stili formata dalla chiesa ipogea della Madonna del Parto (XIII-XIV sec.) ricavata all’interno di un mitreo romano, a sua volta scavato dentro una necropoli etrusca.

pranzo sulla via francigena

Dopo aver saziato la fame di cultura è ora di trovare un giaciglio per la notte; sfortunatamente le suore sono al completo. All’ufficio del turismo incontriamo il bravo Italo che si attiva immediatamente per sistemarci: c’è un appartamento che dà sulla piazza principale; il problema è che la signora vuole 30 euro a persona, un prezzo inaccettabile per un pellegrino. Contrattiamo ferocemente e riusciamo a strappare uno sconto consistente.
Dopo una rintemprante doccia ci concediamo un doppio spritz in piazza prima di andare a cena. E qui, sorpresa, incontriamo le spagnole, più in forma che mai, che presto diventano ostaggio di due italiani piacioni e tamarri, Aurelio e Andrea, che ci provano con Carol, la più giovane delle sette. Al terzo giro di limoncello scattano le canzoni da osteria; i canadesi e i fiorentini vanno a dormire, le spagnole, Alain e io continuiamo l’allegra serata finché la stanchezza prende il sopravvento e ci dirigiamo verso i rispettivi dormitori.

(Continua la prossima settimana. Stay tuned!)