Non posso commentare la sentenza del c.d. processo Ruby, per due motivi: non ero presente alle udienze e non conosco nel dettaglio i fatti; non ho letto le motivazioni della sentenza, per il semplice motivo che non è stata ancora depositata. Per questo, mi hanno molto colpito alcune esternazioni e commenti di queste ore.

Il primo è sentir qualificare come vergognosa la sentenza, senza spiegare perché: non essendo note le motivazioni, per il motivo di cui sopra, quanto meno pare un’affermazione azzardata in questa fase, benché astrattamente possibile che vergognosa lo sia: è evidente che la lettura, nel dettaglio, lo chiarirà. Ma affermarlo senza averla neanche letta, mi pare, questo si, vergognoso, fatto salvo per chi ha doti di chiaroveggenza.

Il secondo è considerare assurdo che ci sia stata una condanna, benché non ci sia evidenza della costrizione delle ragazze coinvolte. Si è detto “ma dove sta la costrizione? dove sono le ragazze costrette ad andare a letto con Silvio Berlusconi? Andavano volontariamente”.

Il reato contestato è la “Prostituzione minorile”, previsto dall’art. 600 bis c.p. che non parla di costrizione, ma piuttosto prevede:

–       L’induzione, il favoreggiamento e lo sfruttamento della prostituzione minorile;

–       la fruizione di prestazioni sessuali minorili retribuite.

Quindi, il reato si configura se si recluta o s’induce alla prostituzione una persona di età inferiore agli anni diciotto; se si favorisce, si sfrutta, si gestisce, si organizza o si controlla la prostituzione di una persona di età inferiore agli anni diciotto, ovvero altrimenti se ne trae profitto.

Inoltre, la fattispecie prevede come reato anche il comportamento di chiunque compie atti sessuali con un minore di età compresa tra i quattordici e i diciotto anni, in cambio di un corrispettivo in denaro o altra utilità, anche solo promessi.

Parafrasando, quindi, l’articolo prospetta due ipotesi di reato: l’una, contenuta nel primo comma, punisce chiunque induce, favorisce o sfrutta la prostituzione di un minore degli anni diciotto; l’altra, contenuta nel secondo comma, incrimina il fruitore del rapporto sessuale a pagamento, quando il soggetto passivo sia un minore di età compresa tra i quattordici e i diciotto anni.

Il legislatore ha fatto una scelta: tutti i comportamenti elencati dalla disposizione costituiscono reato, se soggetto passivo è un minore. La costrizione non è un aspetto rilevante ai fini della contestazione di tale reato. Il minore è soggetto passivo, titolare del bene giuridico – che è il sano sviluppo fisico, psicologico, spirituale, morale e sociale, e dunque la formazione dell’intera personalità dei minori. E’ una scelta legislativa, tra l’altro, rafforzata nelle sue previsioni punitive anche per iniziativa, in momenti diversi, dei Ministri Prestigiacomo e Carfagna, durante i governi guidati dal presidente Berlusconi.

Quindi chi ricerca “ragazze costrette” non ne troverà in questo processo poiché il reato contestato non è la “Violenza sessuale”, prevista, piuttosto, dall’art. 609 bis che prevede una pena per “chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità, costringe taluno a compiere o subire atti sessuali.  Chi continua a battere su questo punto non ha capito il reato contestato.

Terzo aspetto è continuare a ripetere che le ragazze non si sono dichiarate vittime. Per questa ragione, si conclude che non essendoci vittime (dichiarate) che richiedono ad esempio, un qualche risarcimento, bisogna concludere che non c’è reato.

In primis, il processo penale non ha la funzione di risarcire la vittima del reato: la sua funzione è quella di ristabilire l’ordine giuridico violato. Il risarcimento di chi ha subito un danno da un reato avviene in diversa sede (processo civile) o tramite richiesta di costituzione di parte civile, nell’ambito del processo penale. Ma il secondo punto è cruciale: tante vittime di reato, per lo stato di sudditanza psicologica in cui si trovano (come ad es. un minore rispetto ad un adulto, ancor più se di potere) difficilmente denunceranno alcunché. Ad esempio, (con le dovute proporzioni) nei recenti processi milanesi contro la ‘ndrangheta, neanche uno degli imprenditori che ha subito incendi e danni a mezzi e strutture, ha poi testimoniato contro gli autori dei reati. Neanche uno; hanno tutti negato. Eppure le condanne ci sono state. O ancora: pensiamo ad altri casi, ad esempio usura o estorsione: spesso capita che le vittime neghino ogni fatto, eppure i processi vengono celebrati e le pene vengono comminate. Senza alcuna sorpresa.

Il quarto (e ultimo) punto è il considerare che la pena inflitta sia abnorme. I reati al centro di questo processo sono: la Concussione (art. 317 c.p.) – tra l’altro, il reato più grave contro la Pubblica Amministrazione previsto dall’ordinamento – che prevede la pena della reclusione sei a dodici anni; e la Prostituzione minorile (art 600 bis c.p.) che prevede la pena della reclusione da uno a sei anni, per chi compie atti sessuali con una minore di età compresa tra i quattordici e diciotto anni. Quindi, almeno stando ai minimi e massimi edittali dei due reati – rispettivamente 6-12 e 1-6 – la condanna a sette anni non appare, a prima vista, abnorme.

Sembra che anche in questo caso si sia scelto di fare un po’ di “ammuina”, come si dice al mio paese, piuttosto che una valutazione seria dei fatti, alla luce degli elementi al momento disponibili. In fondo,  è lo sport nazionale: chiedere la cancellazione di programmi tv non ancora andati in onda; censurare e criticare libri e/o articoli non letti; ecc.

E’ la pratica dell’ignoranza, nel senso proprio dell’ignorare, nel senso, cioè, del dizionario.

Glossario

Ignorare: Non conoscere, non sapere qualcosa.; esserne disinformato. (Fonte: Dizionario Online Corriere della Sera)

Concussione (art 317 c.p.)

« Il pubblico ufficiale che, abusando della sua qualità o dei suoi poteri, costringe taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o a un terzo, denaro o altra utilità è punito con la reclusione da sei a dodici anni. »

Prostituzione minorile (Art. 600-bis c.p.)

«  È punito con la reclusione da sei a dodici anni e con la multa da euro 15.000 a euro 150.000 chiunque:

1) recluta o induce alla prostituzione una persona di età inferiore agli anni diciotto;

2) favorisce, sfrutta, gestisce, organizza o controlla la prostituzione di una persona di età inferiore agli anni diciotto, ovvero altrimenti ne trae profitto.

Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque compie atti sessuali con un minore di età compresa tra i quattordici e i diciotto anni, in cambio di un corrispettivo in denaro o altra utilità, anche solo promessi, è punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da euro 1.500 a euro 6.000»

Violenza sessuale (Art. 609 bis c.p.) – (Non contestato nel processo in oggetto)

«  Chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità, costringe taluno a compiere o subire atti sessuali è punito con la reclusione da cinque a dieci anni. Alla stessa pena soggiace chi induce taluno a compiere o subire atti sessuali: 1) abusando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa al momento del fatto; 2) traendo in inganno la persona offesa per essersi il colpevole sostituito ad altra persona. Nei casi di minore gravità la pena è diminuita in misura non eccedente i due terzi. »