“I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore”.

Così dice la Costituzione al secondo comma dell’articolo 54. Allora, facciamo un gioco: accostiamo queste 16 parole ai titoli dei giornali sulle vicende politiche degli ultimi giorni, e vediamo cosa succede.

“Calderoli insulta il ministro Kyenge «Non posso non pensare a un orango»” (Corriere della Sera, domenica 14 luglio) – “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore”.

“«Mollate la Valandro con venti negri»: a Cavarzere bufera su consigliere di Sel” (Il Gazzettino di sabato) – “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore”.

“Scandalo Kazako, tre bugie di Alfano” (la Repubblica di domenica) – “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore”.

Offese razziste e bugie, o presunte tali, in bocca – nell’ordine – al vicepresidente del Senato, a un consigliere comunale e al vice premier e ministro degli Interni. Bastano? No, non bastano. All’interno della Repubblica italiana c’è un’oasi dove la Costituzione non vale o vale solo quando serve, è utile, strumentale. Quell’oasi, manco a dirlo, è la politica. E uno potrebbe pure dire ecchisenefrega!, se la politica fosse solo quella fatta nei partiti o nelle piazze (virtuali e no). Il problema è che per vocazione, spesso, la politica fa del politico un rappresentante delle istituzioni pubbliche, dal Quirinale a quelle più vicine ai cittadini. E in questo caso, certe manifestazioni non possono essere accettate o tollerate. Punto, non si scappa. Anche se c’è di mezzo la tenuta di un governo.

Chi non riesce a trattenere la battuta volgare, se ne deve andare, non può essere rappresentante di alcuna comunità che nei valori offesi da quella battuta si riconosce, nemmeno a livello condominiale. Sia chiaro: nessuno vuole dei bacchettoni nelle istituzioni, semmai l’emergenza è il contrario. Non c’è bisogno di ricordarci gli scandali sessuali o di ogni altro tipo che vedono protagonisti i nostri rappresentanti ai livelli più alti, che poi anche quando sono accusati di un reato quasi mai si dimettono, neanche dopo una condanna.

In altri Paesi nelle Camere sono in vigore leggi che tutelano il decoro istituzionale dal malcostume dei politici. In Francia e in America esistono codici e autorità deontologiche. In Italia c’è una proposta di legge per modificare il regolamento di Montecitorio e introdurre “il Codice etico della Camera dei deputati”. È un’iniziativa dei deputati Binetti, Cesa, Buttiglione e Adornato, tutti della scomparsa (o quasi) Udc. Ora, non è che si possa essere entusiasti all’idea di imporre il buon senso, l’educazione e soprattutto la sensibilità etica e morale delle persone per legge. Però, probabilmente, ci risparmierebbe certi titoli di giornali.