Elezioni, larghe intese, rimborsi ai partiti. Sembrano concetti distanti tra loro, e invece sono legati da un filo neanche tanto sottile. Basta dare un’occhiata su Wikipedia alla voce “l’astensionismo in Italia” per vedere come la diserzione dalle urne è un fenomeno in costante crescita dagli anni Settanta, in particolare dal 1977, quando Enrico Berlinguer con la “questione morale” denunciò la necessità di ripulire i partiti dalla corruzione e dalla cattiva gestione della cosa pubblica.

Il tema torna con prepotenza ogni volta che le inchieste della magistratura su reati della pubblica amministrazione diventano talmente tante da indignare anche i più distratti. L’ultima bolla è esplosa, guarda caso, tra il 2011 e il 2012, gonfiata fino a scoppiare da una sfilza di indagini in buona parte ancora aperte. Vent’anni prima, Mani pulite. E appena ieri, tanto per dirne una, Franco Fiorito, ex consigliere del Lazio, è stato condannato in primo grado a Roma a tre anni e quattro mesi per peculato: è accusato di aver intascato oltre un milione di euro di fondi pubblici destinati al gruppo regionale del Pdl.

Anche stavolta, come in occasione della fine della prima Repubblica, l’esigenza di cambiamento e la rabbia verso i partiti tradizionali hanno aperto una finestra a nuove iniziative politiche: vent’anni fa la Lega e Berlusconi, nel 2012 l’esplosione dei 5Stelle. Ma questo non basta a riaffezionare alla politica. E infatti, oggi come allora, l’astensionismo alle urne è molto alto. Lo abbiamo visto alle ultime elezioni, lo stiamo vedendo alle amministrative.

Allo stesso modo, risultano insufficienti i tentativi dei governi di emergenza nazionale o di larghe intese di cancellare la rabbia diffusa soprattutto quando, dopo Tangentopoli così come oggi, alle crisi politiche coincidono fortissime crisi economiche, che richiedono enormi sacrifici sempre e solo ai soliti noti.

A Mani pulite segue il primo governo tecnico di Giuliano Amato e l’anno successivo quello del Presidente Ciampi. È proprio in quell’anno, il 1993, che su proposta dei Radicali l’Italia vota in massa il Referendum per l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Era stato introdotto nel 1974 per evitare che i partiti si legassero ai potentati economici, si è trasformato in quello che abbiamo visto. L’ultima legge è del 2012, e prevede il taglio del cinquanta per cento dei rimborsi. Ma non basta ancora, e Letta propone una radicale trasformazione, che rischia di cancellare definitivamente il contributo dello Stato ai partiti, in favore magari di quello dei privati.

Ci riuscirà, o la storia farà di nuovo il solito giro?