È un eterno ritorno quello che caratterizza le campagne elettorali di Silvio Berlusconi. Ogni volta è dato per spacciato, per sconfitto.

Alcuni giornali sparano sulla croce rossa, o credono di farlo; le sempre presenti indiscrezioni giudiziarie circa i vari processi (quanti saranno?!) nei quali è a vario titolo coinvolto, che trapelano di continuo. Cose che poi lo rafforzano: così hanno dimostrato le campagne elettorali scorse. L’errore è sempre lo stesso: i suoi avversari cantano vittoria prima della vittoria. Continuamente.

Il tutto avviene mentre Forza Italia è visibilmente depotenziata: cade a pezzi, subendo inevitabilmente gli effetti delle dinamiche di un “partito personale”, condannato nel bene e nel male a seguire le vicende del proprio leader-proprietario: partito forte quando lui è forte, loffio quando il leader è spento (o anziano). E, presto o tardi, il destino di Forza Italia si materializzerà definitivamente, per la banale constatazione che Berlusconi non è immortale. Una dinamica così può essere arrestata solo da una successione rapida, dall’avvicendamento con un altro leader, che però attualmente non c’è.

Qualcuno tra i forzisti ha già capito che aria tira ed è volato via verso Il Nuovo (?) Centro Destra dove, un pezzo alla volta, si sta praticamente ricostituendo la vecchia Forza Italia e dove Alfano è una speranza, più che una prospettiva, in questo momento.

Ancora una volta Berlusconi ci riprova, e allora avanti tutta con le interviste senza domande nelle tv di famiglia, con i sempreverdi discorsi tra i giornali della sinistra e il complotto della Merkel, dell’Europa, dei magistrati, dei mercati o di chiunque altro, organizzati per eliminarlo politicamente. Avanti tutta con le ricette anticrisi, che non si capisce perché non sono state usate quando governava. E’ un nastro già sentito ma che ancora trova consensi nell’elettorato, seppur non più maggioranza.

Non mancano, come sempre, infelici esternazioni: l’ultima quella sul popolo tedesco che, a suo dire, non riconosce l’esistenza dei campi di concentramento. Ovviamente è arrivata la rettifica, il consueto “sono stato frainteso”. La colpa è come sempre di una frase estrapolata, anche se tutti abbiamo sentito l’intero discorso e non abbiamo frainteso neanche un po’. Ma è sempre un problema di chi ascolta.

In questo tentativo, ulteriore, di risalire nei consensi, la gaffe più grande, però, è quella politica. Una gaffe che ha in sé un senso profondo, il senso di una ingenua ammissione. Ammettere che le misure che sta adottando il Governo Renzi sono, in realtà, attuazione del programma di Forza Italia è un’affermazione pesate, che ha in sé la certificazione del fallimento dell’era berlusconiana di governo: affermare che Renzi sta facendo ciò che lui ha promesso equivale a dire che lui ha solo promesso e non realizzato. Un’analisi più precisa non era possibile.

Se l’azione di Governo sarà concreta, le elezioni europee andranno come i sondaggi lasciano presagire e ci sarà un bipolarismo PD-M5s: Forza Italia sarà un elemento trascurabile della scena politica nazionale e anche Berlusconi, lentamente, non tornerà più.