In questi giorni pieni di Kazakistan una cosa si è palesata in modo tristemente chiaro: Letta non ha la forza politica di un Presidente nei confronti di tutti i membri del suo Governo.

Esistono i Ministri di centrosinistra da una parte e quelli del Pdl dall’altra. E’ evidentemente una dinamica non nuova, in un governo di coalizione. Ma stavolta la linea è più marcata.

Quando alcune settimane fa ci fu da gestire la questione di Josefa Idem, Letta fu impeccabile: di fronte ai tentennamenti del Ministro, decise di intervenire e tra moral suasion e personale forza politica e della sua carica, si arrivò alle dimissioni della Ministra. Ma era un ministro PD.

Con Alfano è diverso. Con i ministri Pdl è diverso, seppure politicamente quello che è successo nell’affaire Kazako è evidentemente più grave. Se il Ministro sapeva cosa stava succedendo, ha dato copertura politica ad un’azione che benché amministrativamente corretta, era piena zeppa di segnali inquietanti: pressioni dal Kazakistan per velocizzare l’espulsione; un aereo privato che preleva gli espulsi. Di conseguenza avrebbe mentito al Paese e sputtanato il Dipartimento della Pubblica Sicurezza.

Se non sapeva, ha dimostrato – cosa ancora più grave – di non avere controllo e consapevolezza di cosa succede nel ramo di P.A. di sua competenza e per questo non è idoneo in quel ruolo. Inoltre, con il suo discorso, ha lavato i panni sporchi della Polizia di Stato in Aula, regolando questioni in sospeso tra Prefetti e Capi di Dipartimento. Il tutto, al netto del fatto che il Ministro era l’unico a non sapere, poiché l’ANSA il 30 maggio alle 20:01 batteva il seguente flash: “Espulsa moglie oppositore Kazakistan – Alma Shalabayeva, moglie dell’uomo d’affari e oppositore politico kazako Mukhtar Ablyazov, ricercato in patria per presunte truffe ed associazione criminale, è stata espulsa oggi da Roma, dove risiedeva dallo scorso anno, insieme con la figlia di sei anni ed imbarcata su un aereo, appositamente arrivato dal Kazakistan, per riportarla in patria”.

Quindi, qualunque sia la verità, evidentemente c’è un problema politico parecchio ingombrante. Ma Alfano è ancora in sella e Letta ha già chiarito che Angelino non si tocca. Alfano non si può toccare, perché è un ministro Pdl, perché altrimenti cadrebbe il Governo e allora meglio lasciar perdere.  Berlusconi potrebbe arrabbiarsi e poi chissà cosa succede. E allora, la moral suasion, l’intraprendenza, la decisione, la severità, del caso Idem, stavolta non c’è. Non è pervenuta. Non è applicabile.

In più, nel suo ruolo sempre più di monarca, Re Giorgio ha dettato – ancora una volta – la linea: “Governo avanti con riforme. Se cade Letta contraccolpi irrecuperabili”. Insomma, dopo il Governo Pd-Pdl c’è il diluvio e allora larghe intese come se non ci fosse un domani. Non è un problema se il Signor Ministro dice bugie o se non ha controllo del suo Dicastero. Resta al suo posto, qualunque cosa succeda, perché lo dice il suo partito. Perché è prima referente di partito e dopo Ministro: risponde, in primis, al suo capo, quello sostanziale, che è fuori il Governo.

Noi teniamoci il Presidente dimezzato, il Presidente di una parte del Consiglio dei Ministri. Per buona pace di Re Giorgio, dei mercati, delle agenzie di rating, dell’Europa che ci guarda.

C’è la crisi, accontentiamoci di metà.