Lo scorso anno mi hanno rubato 4mila euro. Lo hanno fatto in modo silenzioso, poco alla volta. Spesso con il sorriso. Quello del fruttivendolo che non ti fa lo scontrino, dell’oste che ti fa il finto sconto e non ti rilascia la ricevuta. Persino il meccanico, che mi ha rimesso in sesto la batteria fusa: “Dai, non vorrai mica la ricevuta, sono solo 100 euro. La prossima volta ti faccio un po’ di sconto”. Sì, dai, facciamo la prossima volta. Magari anche nella prossima vita. Tanto, mentre sorridete, spazzate via un’intera generazione strozzata dai vostri debiti. E sì, perché alla fine quando chiedi la fattura ti fanno sentire quasi in colpa, come se il “furbetto” fossi tu.

La verità è che furbetti lo siamo un po’ tutti. Fosse solo il gusto di trasgredire o la soddisfazione di poter dire “questo è gratis”. Il problema è che gratis, lo scorso anno poteva essere il mio giro in centro America tra Messico, Guatemala e Belize. Invece me lo sono pagato tutto, fino all’ultimo centesimo. Poteva essere gratis se tutti in questo “maledetto assurdo bel Paese” facessimo il nostro dovere. Il premio per quell’80% di italiani che le tasse le pagano regolarmente (o che semplicemente non riescono a evaderle) è già li sul piatto: 330 euro al mese in tasse risparmiate.

Il conto è abbastanza facile. L’economia sommersa, in nero, non dichiarata, vale in Italia qualcosa come 346 miliardi di euro: il 21% del Pil. Uno costo mostruoso per lo Stato che perde, solo di tasse, circa 182 miliardi di euro. Un salasso ingiustificabile per il 79% dei cittadini che i loro conti li pagano tutti i giorni. Senza discutere. Senza chiedere sconti o dilazioni. Di più. Come se non bastasse, per far fronte alla crisi e al debito che cresce, si aumentano le tasse sugli onesti: solo nel 2012 le imposte sono cresciute di 726 euro a famiglia. Di lotta all’evasione fiscale neppure si parla. “È fisiologica” dicono. Certo, le male marce ci sono ovunque, solo che da noi si nascondono molto meglio. O forse molto più facilmente.

Il mondo del sommerso italiano è più profondo di quello greco, rumeno e bulgaro. E pensare che, quando sono entrati a far parte dell’Unione europea, noi italiani eravamo i primi a storcere il naso (forse per il loro eccesso di onestà). La nostra economia “nera” è il doppio di quella francese e tedesca. Modelli quindi imitabili. Anche perché se azzerare l’evasione è pura utopia, portarla intorno al 10% è sicuramente possibile. Sarebbe comunque un regalo da 2mila euro l’anno. Solo che è difficile. Per lo Stato è molto più facile colpire i redditi (dalla busta paga non si scappa) o la casa perché li è concentrata la “ricchezza”, o meglio la “sicurezza” della famiglie italiane.

Pochi giorni fa, a margine dell’ultimo G7, si è parlato di lotta all’evasione perché Stati Uniti, Gran Bretagna e Australia hanno dato via alla più grande offensiva della storia contro l’evasione fiscale: in giro per il mondo sarebbero nascosti addirittura 21mila miliardi di dollari. L’Italia però non ci ha pensato due volte a chiamarsi fuori in attesa degli eventi. Troppo complicato, troppo faticoso. Vuoi mettere con l’aumento delle tasse? E pensare che la lotta all’evasione fiscale potrebbe azzerare l’intero debito pubblico in 20 anni. Così facile da fare che prima che accada, il mio Genoa avrà vinto il decimo scudetto.