Mi capita spesso di confrontarmi con amici, ex colleghi, ex compagni di università. Ognuno ha trovato, più o meno, la propria strada e molti di loro lavorano a Milano come me.

Tralascio il discorso su tutto ciò che di assurdo c’è nel lavorare a Milano, perché oggi vorrei concentrarmi sulla lingua che quotidianamente utilizziamo in ufficio.

Ebbene sì, chi lavora a Milano parla una lingua a sé stante. E’ un mix tra italiano, milanese imbruttito, inglese e linguaggio telegrafico, una miscela esplosiva che spesso risulta incomprensibile e ridicola.

“Possiamo sentirci in conf per fare un update?”, “Faccio un check e ti do feedback ASAP.” “Faccio un benchmark e ti aggiorno.” “Sto schedulando la settimana, ti invito su Outlook”. “Mandami un reminder perché oggi ho diversi meeting”

Ora… sinceramente, ma come cavolo parliamo???

Posso anche capire l’utilizzo degli acronimi che magari sono più comodi e immediati. In effetti, scrivere ASAP (as soon as possible) al posto di “appena possibile” ci fa risparmiare un sacco di tempo. Sono ben 11 battute equivalenti a 3 millesimi di secondo che in una giornata di lavoro hanno il loro peso…

Ma non riesco proprio a capire l’abitudine ormai comune di sostituire le parole con il loro sinonimo in inglese.

Non capisco perché devo fare un benchmark e non un confronto, non capisco perché faccio un update e non un aggiornamento o un meeting al posto di una riunione.

Ma visto che ormai parliamo tutti così e, cosa ancora più assurda , ci capiamo al volo, proporrei di formalizzare la nascita di questa una nuova lingua business e completarla con il relativo dizionario. Tra l’altro, consiglio vivamente di inserirla anche sul cv sotto la specifica “lingue conosciute” perché è un valore aggiunto non indifferente, visto che le new entry in azienda hanno più difficoltà a capire queste frasi che ad imparare il lavoro vero e proprio.

Altrimenti potremmo tornare a parlare tra noi colleghi in modo più semplice e diretto. Magari rischiamo di perdere qualche secondo in più, ma almeno evitiamo che l’italiano diventi una lingua morta.

Tutto il resto è “peanuts”!