La verità è che viaggiare al tempo dell’iPad è più facile, ma meno bello. Certo è più “social”, ma non vuol per forza dire che sia figo. Ok, con Tripadvisor possiamo commentare qualunque cosa e leggere in tempo reale le recensioni del baracchino di Hanoi, mentre stiamo decidendo se entrarci o meno, con Instagram si condividono le foto dei coccodrilli in Australia o dei Templi di Angkor Wat. Solo che a forza di passare il tempo a smanettare sul web si rischia di perdere quello che scorre accanto. Lo ammetto, sono di parte. L’iPad non ce l’ho (il tablet in generale non mi ha mai convinto del tutto…) e l’iPhone non viaggia con me. Preferisco ancora la cara vecchia guida: Lonely Planet o Routard, a seconda delle mete (in fondo anche i francesi sanno il fatto loro) e magari una cartina stradale.

Quest’anno però mi è venuto il dubbio di essere rimasto uno degli ultimi moicani. Insomma se giornali e riviste non stanno bene, le guide turistiche – se possibile – faticano ancora di più. Per farsi un’idea basta fare un giro tra gli scaffali delle librerie milanesi: non manca una Lonely Planet che sia una. Una figata per chi comincia da lì il suo viaggio lasciandosi ispirare da copertine colorate sotto planisferi che fanno ancora sognare. Un dramma per chi pubblicando guide vive e paga stipendi a centinaia di dipendenti. Passare da macchina da soldi a pozzo senza fondo è un attimo. Soprattutto se tu sei di carta e il tuo competitor diretto è fatto di cristalli liquidi.

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Ok, conosciamo tutti i Buggles e la loro “Video killed the radio star”. E nonostante le profezie negative la tv non ha ucciso la radio che, anzi, è viva più che mai, ma la parabola delle guida turistiche e di Lonely Planet è completamente diversa. Al punto che pochi mesi fa Bbc Worldwide ha messo in vendita lo storico marchio a 51,5 milioni di sterline dopo averlo comprato nel 2011 per 130,2 milioni. Una svendita, un saldo al 60% più che una vendita.

Ufficialmente la cessione è stata decisa “nell’ambito di una ristrutturazione delle strategie” del gruppo. La solita frase fatta con cui i manager di ogni azienda scaricano la colpa delle perdite a fattori esterni (in questo caso il grande colpevole sarebbe stato l’apprezzamento del dollaro australiano contro la sterlina). “Anche se questo non ha dimostrato di essere un buon investimento commerciale, in tutto il mondo è un business di grande successo, e al momento dell’acquisto c’era una ragione credibile per questo accordo”, ha spiegato Diane Coyle, vice presidente del Trust Bbc. Ma a causa della “perdita finanziaria significativa” è stata decisa la vendita, ha aggiunto.

In realtà, a non far tornare i conti è stata proprio la concorrenza delle nuove tecnologie. La possibilità di interazione con gli utenti dei social network e gli aggiornamenti in tempo reale hanno fatto il resto. E Lonely Planet resta sempre un passo indietro. Per noi italiani di almeno un anno: il tempo necessario a completare la traduzione dall’inglese. Praticamente un’eternità nell’epoca del villaggio globale. Per non parlare delle continue e costose revisioni (non sempre e non tutte di alta qualità) che fanno inevitabilmente lievitare il prezzo di copertina. Certo Bbc ha commesso un errore non da poco comprando Lonely Planet nel mezzo della peggior crisi economica dalla Seconda guerra mondiale. Una crisi che ha travolto l’industria dei viaggi.

Dall’anno della fondazione, nel 1972, sono stati stampati 120 milioni di libri in oltre 10 lingue. Eppure la sfida del tablet pare insormontabile. Io però non mollo. Adoro guardare le mie guide in ordine cronologico sulla mia libreria. Ricordarmi dove sono stato e dove vorrei andare. Amo tirarla fuori dalla zaino quando piove e mi sono perso o vederla piena di sabbia in spiaggia. Mi piace anche strapparne qualche pagina in fondo per scambiare indirizzi. E sono sicuro che con l’iPad tutto questo non si possa fare.