Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur. Mentre a Roma si discute, Segunto viene espugnata. Tradotto: ad affondare la città spagnola, non fu tanto la forza dell’esercito di Annibale, quanto l’indecisione romana. A forza di discutere di provvedimenti ideali e di cavilli indispensabili, il Senato non riuscì a decidere cosa fare. Con due conseguenze memorabili: la caduta di Segunto, lasciata sola davanti al proprio destino, e lo scoppio della seconda guerra punica. Inevitabile, con l’avanzata di Annibale e delle truppe cartaginesi sul Continente. Una guerra lunga quasi vent’anni.

annibale

Ma la storia è piena di occasioni perse diventate un boomerang. Di discussioni interminabili che non lasciavano spazio a provvedimenti concreti. E ogni anno il G8 è uno di quegli appuntamenti con la storia che vengono mancati. Del G8 si ricordano gli scontri, gli incidenti e la tragedia di Genova. Nient’altro. Mai una decisione che abbia cambiato il mondo. Ma neppure decisioni che ci abbiano indirizzati sulla strada del cambiamento. Si sono persi anni a discutere senza neppure raggiungere un accordo sul clima: ancora ci si interroga sulla portata dell’effetto serra, incuranti dei ghiacciai che si sciolgono o delle stagioni impazzite.

Quest’anno accadrà la stessa cosa. Gli annunci sono – come sempre – pomposi. Lotta alla disoccupazione, crescita, stop al segreto bancario e fine dei paradisi fiscali. L’annuncio del presidente della Commissione Ue, José Manuel Barroso, è battagliero: “Faranno parte dei ricordi”. Come a dire che da mercoledì, finita la riunione dei grandi nell’Irlanda del Nord, cambieremo ancora il mondo. Certo, ma inizieremo – forse – da mercoledì. Nel frattempo circa 2,2 miliardi di dollari verranno spostati in modo illecito dai Paesi in via di sviluppo ai paradisi fiscali e nelle stesse 48 ore, sempre nei Paesi più poveri del mondo, un’area di terra grande quanto tutta Bologna sarà venduta a investitori stranieri. Il conto lo ha fatto Oxfam, la confederazione inglese di Ong che lotta con la fame nel mondo.

Secondo la Ong 2,2 miliardi è “la cifra equivalente a quella che stati come Kenya e Tanzania spendono per assicurare l’istruzione ai loro bambini”. Quanto alle terre acquistate, l’accusa è ancora più grave: “Dal 2000 aziende e investitori, che battono bandiera G8, hanno comprato una superficie di terra nei Paesi in via di sviluppo più grande dell’intera Irlanda e sufficiente a sfamare 96 milioni di persone”. Terre che però non vengono più lavorate da chi ne avrebbe bisogno.

Problemi reali che però affronteremo – se avremo tempo – da mercoledì. Ah, quasi dimenticavo. Al G8 si parla anche di Siria e diritti umani. Gli stessi che vengono negati – a spese sempre dei cittadini – a Julian Assange. Il padre di Wikileaks vive come rifugiato politico a Londra nell’ambasciata dell’Ecuador dal 16 giugno 2012. Fuori dall’edificio lo piantonano 3 camionette della polizia per arrestarlo nel caso decidesse di andare a farsi un giro. Tre camionette che in 12 mesi sono costate ai contribuenti 3 milioni di sterline.