Si rimane sempre sconcertati davanti a una morte improvvisa. Almeno, così è successo a me nel sentire i recenti fatti di cronaca che hanno coinvolto alcune regioni di Italia. Specie se a morire sono giovani donne, in quello che dovrebbe essere uno dei momenti più importanti e ricco di cambiamenti della vita di una donna. Credo che molti di noi, almeno una volta, abbiano personalmente o indirettamente vissuto accanto a una donna in gravidanza.

Le ansie e le paure sono tante, miste alla gioia del nuovo evento e a tutte quelle aspettative che nel corso della nostra crescita, nel diventare “grandi”, ci siamo costruite. Le credenze correlate a questo momento “magico” della donna sono tuttora molteplici.

E non nego che, pur non essendo in “dolce attesa”, un pensiero profondo a riguardo mi ha coinvolto. Una delle prime domande che hanno fluttuato nella mia mente è stata: come è possibile che questo accada al giorno d’oggi? Sarà deformazione professionale, ma mi sono subito chiesta se ci fossero delle informazioni maggiori a riguardo, lì nascoste da qualche parte, che non sono state colte! Il medico è stato sufficientemente scrupoloso?

La paziente non ha tralasciato nulla a riguardo? Tutti gli operatori sanitari hanno collaborato e cooperato nel massimo delle potenzialità? E’ molto facile giudicare, commentare, sentenziare… molto difficile invece è osservare e capire.

La medicina non è una scienza esatta… è il primo concetto che ho imparato. Non c’è giustizia in medicina.

Ci sono persone, medici, che cercano di capire attraverso i sintomi di un paziente, cosa possono fare per alleviare la loro condizione. Dall’altra parte ci sono persone, pazienti, che cercano nella figura del medico un aiuto per le loro necessità (non sempre sono solo “malattia”). 

Fortunatamente non tutti hanno avuto in prima persona l’esperienza di vedere cambiare repentinamente la condizione fisica di un paziente, di sentirsi completamente incapaci di ragionare di fronte all’aver fatto tutto il possibile, e forse anche di più, e non riuscire a trovare la soluzione.

Se ci fermiamo per un momento e ci domandiamo “Se fossi stato io al posto di quel medico, di quell’infermiere o di quell’operatore sanitario a dover decidere… cosa avrei fatto?”.

Alle mamme in dolce attesa, di qualsiasi epoca gestazionale, consiglio di consultare il proprio ginecologo di fiducia e parlare con lo specialista dei pensieri che vi stanno attraversando in questo momento, in particolare dopo questi fatti di cronaca.

Non pensiate di essere sciocche e non preoccupatevi di eccedere nel richiedere informazioni e suggerimenti. Sarà lo specialista a decidere cosa sia influente e cosa non lo è.

Siete voi le prime a percepire che qualcosa sta cambiando… quindi il consiglio che mi sento di darvi è: meglio una domanda, permettetemi il termine, “sciocca” per voi, ma importante per il vostro medico, che tralasciare qualche dettaglio. In qualche articolo che ho letto si è parlato di screening della trombofilia ed esami molto specifici: bene, parlate con il vostro o la vostra ginecologa e fate presente le vostre perplessità.

Sicuramente troverete delle risposte, non lasciate che la vostra mente formuli ipotesi strane e abbia dubbi.

Chiedete allo specialista come fare a gestire situazioni come la riduzione dei movimenti fetali o alcuni cambiamenti strani del vostro fisico.

Giulia Santi – Ginecologa esperta in fertilità