La scorsa puntata avevamo lasciato il nostro pellegrino Stefano a Bolsena, in un convento di suore. Oggi prosegue il suo cammino lungo la Via Francigena da Montefiascone.

Dopo la pioggia è tornato il sole. L’aria è pulita e si gode di una splendida vista del lago. Il sentiero prende quota tra boschi e grandi prati, ulivi e nodose querce, fontane e fonti di brevi torrenti che alimentano il lago.

Nel primo pomeriggio arriviamo a Montefiascone, mi dirigo verso il convento di San Pietro, popolato da suore di clausura; vengo accolto dalla sosia di Whoopi Goldberg in Sister Act, che mi propone due alternative: una camerata da 7 con i francesi o una da 9 con gli spagnoli. Avendo fatto il pieno di transalpini opto per gli iberici.

Nel frattempo da una cella esce Pat, che si è già installata, e inizia il teatrino: dice che ha paura di disturbare gli altri a causa del russare di Ivan (come darle torto) e mi chiede di chiedere alla suora se c’è una camera doppia. La suora – tutt’altro che filiforme – impreca e scende faticosamente le scale per andare a domandare alla madre badessa. Nel frattempo Pat cambia ancora idea e decide di andare in albergo. Mi chiede di chiedere alla suora indietro i soldi. Torna la suora e dice che c’è disponibilità di una camera doppia.

Veramente sorella… hanno cambiato idea, vanno in albergo”.

La suora impreca nuovamente. Pat se ne va e io mi becco le rampogne della suora; mi informa che alle 9 c’è il coprifuoco e che entro quell’ora devo rientrare. Peccato, perché pensavo di andare in discoteca stasera.

via francigena lago

Visito Montefiascone, la cattedrale di Santa Margherita con la sua bellissima cupola, la terza più grande d’Italia dopo San Pietro e Santa Maria del Fiore, e il palazzo dei papi. Dalla sommità della torre del Pellegrino si ha una vista a 360 gradi: si scorge ancora la puntuta torre di Radicofani, a due giorni di cammino, tutto il lago di Bolsena, Viterbo e, in fondo in fondo, la penisola dell’Argentario, il mare e l’isola di Giannutri. Là, oltre le colline c’è l’agognata meta del mio cammino: Roma.

via francigena Roma

Rincontro Alain e, visto che è presto, ci infiliamo in una libreria bistrot e ci gustiamo due bicchieri di Est Est Est, parlando di Camus, Sartre, Eco e Moravia.

Torno in convento e scopro che nel frattempo in camerata è arrivato un inglese. Dei fantomatici spagnoli ancora nessuna notizia. Finalmente, al tocco delle 7, sento un allegro vociare femminile. Gli spagnoli sono spagnole. Già mi immagino Penelope Cruz e Paz Vega vestite da pellegrine; grande è la delusione quando entrano sette ciospi di Valencia, peraltro piuttosto attempate.
Subito si presenta un problema: loro sono 7 e ci sono 6 letti perché uno è stato occupato dall’inglese che non voleva dormire coi francesi. Un incrocio tra la Guerra dei Cent’anni e l’Invincibile Armata.
Le spagnole, al grido di “Falta una cama“, inveiscono contro la suora che ha esaurito le imprecazioni. Io me la squaglio e vado a mangiare.

Girando alla ricerca di un buon ristorante vengo raggiunto dalle spagnole. Com’è, come non è, mi ritrovo a tavola con loro. Misto di carne alla brace e vino rosso per tutti. La conversazione stenta a decollare ma tutto sommato la cena è piacevole.
Torniamo giusti per il coprifuoco e, visto che l’inglese è ancora al suo posto, le spagnole iniziano una migrazione degna dei bufali nordamericani. Avendo scoperto una camera libera, quattro di loro prendono armi e bagagli e si spostano. Finalmente cala il silenzio su un’altra giornata pellegrina.

Vengo svegliato alle 7 dalle spagnole chiacchierone, incapaci di parlare sottovoce.
Per rilassarmi mi concedo la doppia colazione del campione (due cappucci, cornetto e biscotto alla marmellata) con tanto di Corriere e editoriale d’addio di De Bortoli.

via francigena paesaggio

Con calma inizio il cammino, raggiungo e supero le spagnole, raggiungo Alain e dopo un paio d’ore arriviamo alle terme di Bagnaccio con acqua sulfurea a 35 gradi.

Lì mi attende un altro casino – l’ennesimo – di Pat e Ivan. Ivan ha dimenticato gli occhiali da 400 dollari da qualche parte. Mi mettono in comunicazione con l’albergo dove mi confermano che li hanno trovati. Perfetto. E adesso come li recuperiamo? Pensiamo a un taxi che li consegnerà a Viterbo.

Indosso il costume e mi immergo nelle piscine solforose; partono le facezie delle spagnole. La più vecchia, una cofana inguardabile, mi dice che sono meglio desnudo che vestito.

Ripartiamo per Viterbo, dove troviamo accoglienza dai frati francescani; ci accoglie un diacono umbro dalla parlata cantilenante, poi giungono due marchigiani che si intendono perfettamente con l’umbro.

Io e Alain, ormai coppia di fatto, partiamo alla volta dello splendido centro medievale di Viterbo dove c’è un magnifico marché aux fleurs. Ci concediamo un aperitivo con Grechetto prima di dirigerci a cena in una pizzeria di dubbio gusto con annessa festa di brasiliane poppute in stile Botero.