Parlare di pensioni senza scadere nel populismo non è facile, me ne rendo conto, ma fare finta di nulla è ancora più difficile. Pensare che 7,4 milioni di pensionati incassino meno di mille euro al mese, mentre pochi eletti (16mila) superino la soglia dei 3mila euro, con picchi di 91mila euro lordi (che, grosso modo, corrispondono a tre volte le entrate medie di una famiglia italiana) fa veramente male.

Più guardo ai numeri, più mi girano le scatole a pensare quanto la crisi aumenti le diseguaglianze e le ingiustizie distruggendo – di fatto – la classe media che ha fatto la fortuna di questo Paese.

Certo non bisogna dimenticare che le super pensioni riguardano assegni maturati nella più totale legalità e correttezza, ma “è evidente che equità e solidarietà non sono temi trascurabili, specialmente in tempi di crisi e di gravi sacrifici per tutti” ha commentato  Deborah Bergamini del Pdl. Insomma davanti a un Paese che a differenza del resto d’Europa non riesce ad uscire dalla recessione disparità del genere mettono a rischio la coesione sociale.

Eppure io sono convinto che ci sia una soluzione. D’altra parte l’aveva già immaginata Lamberto Dini con la sua riforma delle pensioni del 1995: addio al sistema retributivo per arrivare a quello contributivo. E quindi stop alle pensioni pagate sulla base delle ultime buste paga per arrivare ad assegni calcolati sulla base di quanto si è versato nel corso della vita lavorativa.

Una riforma che vent’anni fa non poteva essere rimandata, per non perdere il treno dell’euro (ok, credo di essere rimasto uno degli ultimi moicani dell’Europa e della moneta unica…) e per salvare i conti dello Stato (ma questo in realtà dobbiamo farlo quasi ogni anno).

Solo che come tutte le leggi non riesce ad essere equa. Se il sistema retributivo aveva la funzione di essere un ammortizzatore sociale per chi ha passato una vita da precario caratterizzata da bassi stipendi (in questo modo si incassa fino a 10 volte quanto versato allo Stato), ha dei costi enormi per le casse dello Stato. Il sistema contributivo, invece, prevede la restituzione – attraverso una rendita – di quanto versato negli anni.

Forse è la scoperta dell’acqua calda, ma per restituire un po’ di giustizia basterebbe traghettare tutte le Superpensioni ancora basate sul sistema retributivo, al contributivo e ridistribuire quanto risparmiato a quei 7,4 milioni di pensionati che non arrivano neppure a pagare l’affitto mensile.