I regali di Natale sono uno stress. Inutile cercare di nascondersi dietro alla poesia dei festeggiamenti, la gioia del donare, la felicità di scartare i pacchi, gli occhi dei bambini che brillano, e tutte quelle menate lì.

Ammettiamolo: le settimane che precedono il Natale sono super stressanti, trascorse fra ansia e nervoso, alla ricerca del regalo perfetto, che poi tanto perfetto non sarà. Perché avrete speso troppo (o troppo poco), e statisticamente sotto l’albero si accumuleranno almeno un paio di regali sbagliati per taglia, colore, tessuto, gusto. Il risultato? Noi stressati, destinatari imbarazzati e scontenti, commesse esaurite per via dell’assalto ai negozi per un veloce, e altrettanto imbarazzante, cambio dei regali.

Agli occhi del cinico economista, tutto questo stress legato alla solfa dei regali natalizi è altamente inefficiente, discutibile e, quindi, eliminabile: come il Grinch, l’economista si ruba tutta la poesia del Natale e dei regali, e vi lascia soli con le vostre rate IMU da pagare.

 

1) Il regalo che non soddisfa. Primo valido motivo per eliminare i regali di Natale, secondo il nostro economista-Grinch, è la perdita di valore legata alla distribuzione non ottimale dei doni secondo i gusti di ognuno. Joel Waldfogel, un professore di economia a Yale, anni fa si era preso la briga di calcolare questa perdita, interrogando i suoi studenti sui regali ricevuti durante le feste. Quel che viene fuori è che, banalmente, nessuno è mai contento, perché l’intento del donatore e i gusti del ricevente non si incontrano mai, nonostante i buoni propositi di ciascuno.

La Christmas deadweight loss, ovvero la perdita secca del Natale, ammonta più o meno al 20% del valore complessivo del regalo. Meglio sarebbe, dal punto di vista economico, ricevere direttamente una somma di denaro da poter spendere secondo le curve di utilità di ciascun consumatore. Vi sembra un discorso asettico e troppo teorico? Provate a pensare a come vi sentite quando, ogni Natale, finite per scartare il solito gilet in lana cotta della zia. Ecco, quella è la vostra curva di utilità che scende in picchiata verso il baratro della delusione.

Secondo la Confesercenti, quest’anno per i regali di Natale spenderemo in media 170 euro a testa, di cui, tra delusione e ansia da prestazione, almeno la metà andranno persi. E non crediate di potervela cavare con una bella carta prepagata: ogni anno solo negli Stati Uniti vanno persi e inutilizzati 2 miliardi di dollari di buoni regalo caricati sulle gift card natalizie.

Vince il premio efficienza solo la cara vecchia busta della nonna: con i soldi, la moneta di cioccolato e un bacio in fronte. Dimostrazione che in fondo, forse, anche l’economista è stato bambino. Una volta.

 

2) Il riciclo inevitabile. Ma, tranquilli, per salvarsi dall’inefficienza è sufficiente applicarsi nella raffinata quanto spudorata arte del riciclo.

Ora, non fate quelli che “Io? Mai!”. Non dite bugie, che sotto Natale non sta bene. E poi sappiate che l’anno scorso almeno il 36% di voi ha riciclato senza vergogna, e qualcuno anche con profitto: 754 milioni di euro solo su eBay che, con l’Epifania, tutte le feste e i regali si porta via.

 

3) Lo stress della corsa ai negozi. E infine non sottovalutiamo il costo economico dato dallo stress della corsa ai regali. Tutta quell’ansia e quello slalom fra le vetrine, che manco Tomba ai tempi d’oro, ci fa un gran male. E’ dimostrato. Secondo una ricerca dell’associazione inglese Moneysupermarket Shopping, durante il periodo di shopping natalizio l’ipertensione e il rischio di infarto crescono del 50% e una sessione di 75 minuti di spese forsennate può aumentare nelle donne il rischio di osteoporosi di almeno 3 volte rispetto a ogni altro periodo dell’anno. Per non parlare degli attacchi di panico, che raddoppiano durante il periodo natalizio. Aggiungeteci che i ¾ dei regali saranno prodotti di gastronomia, dolciumi e leccornie varie: avrete il rischio di diabete almeno raddoppiato.