Ognuno ha le sue battaglie. C’è chi lotta per difendere cani, gatti, balene, foche, orsi polari, chi lotta contro i pantaloni a zampa, i cappuccini bollenti, i coloranti, i pannolini usa e getta. Io ho scelto: gli scontrini.

Per dedicarsi anima e corpo a questa battaglia, occorre essere molto pazienti, saper praticare la resistenza passiva, avere una discreta faccia di bronzo e non temere gli insulti (più o meno velati).

Come tutte le battaglie, la pratico con molta convinzione, meticolosamente, profondendo energie non solo nella lotta in sé, ma nella quotidiana missione di catechesi di chi mi circonda: amici, fidanzati, parenti, in costante imbarazzo di fronte a esercenti, negozianti, baristi, ristoratori, ambulanti di ogni tipo.

Questo mio atteggiamento, che non stenterei a definire talebano, mi ha permesso di assistere a numerose scenette, alcune anche piuttosto gustose, messe in piedi da negozianti ed esercenti vari, nel tentativo di sfuggire alla mia richiesta.

Ecco quindi una mini compilation delle cose (e delle persone) che mi fanno incazzare quando si parla di scontrini, fatture e ricevute varie. (Scusate, fra le mie battaglie non è inclusa quella al turpiloquio).

 

1) Il minimizzatore. Quando l’esercente si difende con il classico: “ma sono solo 2 euro!”. Certo, sono solo due euro, ma se fai il barista, il tuo scontrino medio è in genere proprio di due/tre euro: che vogliamo fare?

2) Il fantasista delle scuse. Quando il ristoratore mi dice che ha finito l’inchiostro del registratore di cassa. Tranquillo, aspetto che lo cambi. Improvvisamente allora è la carta, a mancare. Aspetto, davvero, non ti preoccupare. La scusa successiva in genere è la macchinetta sputa scontrini che si inceppa. Poi che sta chiudendo il negozio e poi “Ero… rimasto senza benzina. Avevo una gomma a terra. Non avevo i soldi per prendere il taxi. La tintoria non mi aveva portato il tight. C’era il funerale di mia madre! Era crollata la casa! C’è stato un terremoto! Una tremenda inondazione! Le cavallette! Non è stata colpa mia! Lo giuro su Dio!”.

3) Il nemico del pos. Quando sul taxi, vorrei pagare con il bancomat, grazie. Ah, ma come signorina, qui dobbiamo metterci d’accordo perché vede il pos non ce l’ho, e qua come facciamo, viene tardi, il tassametro corre. Ma non ce li ha proprio ‘sti 20 euro? Facciamo 15, se serve? No, stella, non serve. Lo sconto per non farti tirare fuori il pos non attacca.

4) Il compagno evasore. Quando “ma signorina, siamo tutti poveretti, se non stiamo almeno dalla stessa parte…”. Ma quale signorina? Ma quale parte? E in ogni caso, no, non stiamo dalla stessa parte: perché se non mi fai lo scontrino io sono poveretta e scema, e tu, ricco e ladro.

5) Lo scontrino della Barbie. Quando mi vogliono rifilare il preconto come ricevuta fiscale. Peccato che il preconto sembrerebbe finto anche nel mercato delle bambole, quello giocattolo con la frutta di plastica. Lo riconosci proprio lontano un kilometro, che puzza di truffa.

6) Il futurista. Quando, sgamato il preconto finto come il parrucchino di Ron, l’esercente tenta di convincermi che sia davvero uno scontrino fiscale. Ma uno scontrino fiscale MODERNO. E’ uno di quelli nuovi, sa? E’ poco che li facciamo. Una volta, presa dallo sconforto, ho detto che la trovavo una bella iniziativa, questo moderno scontrino fiscale tutto nuovo. Che avrei telefonato seduta stante alla Guardia di Finanza per farmi dire quale fosse il metodo di pagamento MODERNO, per pagare il conto di questo scontrino MODERNO. Peccato che non l’abbia mai scoperto: me ne hanno fatto subito uno di quelli vecchi.

7) La pesca facilitata. Quando (soprattutto al bancone di un bar) rovistano in un cestino (in genere di paglia) in cui ci sono un sacco di scontrini già fatti. Sono scontrini che i clienti prima hanno dimenticato dopo aver preso la consumazione: 1 caffè, 1 briosche, 1 succo… Il barista mescola un po’ i foglietti, come se fosse una tombola, e poi ne pesca uno che a suo dire si avvicina molto alla mia consumazione e me lo porge con aria trionfante. Ecco a me, la roba di seconda mano spacciata per nuova, non è mai piaciuta.

8) Il timido. Quando lo scontrino me lo fanno – ma attenzione, mai abbassare la guardia! – è il terzo della giornata e sono le 7 di sera in una gelateria a Loano la settimana di ferragosto. E’ un attacco di timidezza fiscale: poco credibile e molto fastidiosa.