Nel Governo delle larghe intese, dove le intese sono poche e i contrasti tanti, l’ultimo motivo per litigare sono le c.d. unioni civili.

Mentre nei paesi normali una qualche forma di regolamentazione e tutela è stata introdotta per le unioni diverse da quelle sancite dal matrimonio tra persone di sesso diverso, in Italia ancora si sta decidendo se parlarne oppure no. Ben lontana appare la formalizzazione di una qualche tutela.

La proposta (l’ennesima) è arrivata dal neo segretario del PD, Matteo Renzi. Come un lampo, il neo paladino della famiglia, Angelino Alfano, ha tenuto subito a far sapere che sono altre le priorità.

La storia delle priorità è francamente banale, poiché tutto è una priorità e tutto va affrontato contemporaneamente quando si governa una Nazione. Non a caso il Governo è un organo collegiale, formato da più persone, ciascuna con una sua competenza assegnata appositamente per affrontare contemporaneamente più questioni. Una ventina di ministri, una trentina di sottosegretari: non esiste una sola priorità, non si affronta un tema alla volta, altrimenti tanti ministeri cosa fanno? Ugualmente il Parlamento, composto di tante persone e tante commissioni, che operano contemporaneamente. Quindi, di che parliamo?

La storia delle priorità è come sempre una scusa che offende l’intelligenza di un uomo mediamente dotato: problemi del lavoro o economici ci sono in ogni epoca e in ogni Nazione, il che vorrebbe dire non legiferare mai su altre questioni perché non sono una priorità?

La questione è chiaramente politica e ideologica. Da una parte il Ministro deve dare segni di vita, mostrando al paese che esiste, cercando di togliere un po’ di spazio a Renzi, protagonista del momento; cerca di mostrare che il “Nuovo” centro destra non subisce passivamente tutte le decisioni del PD.

L’altra questione è ideologica: credendo di incarnare il pensiero di una certa parte del paese e dei poteri ecclesiastici (gente che vota), si erge a paladino della famiglia. Al netto del fatto che ad oggi risultano come non pervenute le proposte e le iniziative di Alfano in tema di famiglia: se qualcuno le ha viste ci faccia sapere. Inoltre, dubbi restano su quale sarebbe la famiglia meritevole di tutela: non ci si può fidare del giudizio del ministro, che per tanti anni ha avuto l’esempio del suo Presidente, che di famiglia tradizionale poco se ne intende.

L’Italia resta inchiodata al passato in nome della tutela di pseudo valori assoluti, mentre la società che esiste fuori dai palazzi di governo si è già organizzata e già vive nel quotidiano le difficili dinamiche della famiglia, comunque costituita. I vari Alfano, Giovanardi, più realisti del re, spero possano spiegarci un giorno a cosa è dovuta questa avversione verso le unioni diverse dal matrimonio tra eterosessuali: cosa potrebbe succedere di così pericoloso nella loro vita se due uomini o due donne avessero la possibilità di regolarizzare la loro unione di fronte all’ordinamento giuridico? Perché ad oggi una risposta, almeno io, non riesco a darla.

Nei paesi in cui tali tutele esistono, non mi risulta ci sia stata la fine della famiglia eterosessuale che, quando è in crisi, lo è per altri problemi, di cui, magari, anche il ministro Alfano potrebbe occuparsi: ad esempio non ci sono soldi per mantenere i figli, non ci sono soldi per comprare una casa, le donne incinte sono penalizzate sul lavoro.

Forse il ministro dovrebbe cominciare a pensare a questo quando dichiara “pensiamo alle famiglie”. E allora pensiamoci, veramente.