Prosegue dalla terza puntata del viaggio di Stefano.

Dopo una notte tormentata, spesa sul materasso della canonica e funestata dal russare costante ma intenso di Thomas, mi sveglio e preparo il mio bagaglio. Usciamo e troviamo un bel bar dove fare colazione, cappuccio e brioche per me, cappuccio e focaccia con prosciutto e formaggio per lui (bleah!).

Thomas è alto e corpulento, il suo zaino è grosso e pesante, il suo ritmo rallenta col passare delle ore. Ha una risata piena e contagiosa, saluta tutti con un tonante “Ponciorno”, l’unica parola d’italiano che padroneggia veramente.

Lui vuole fermarsi a Marina di Massa, sul mare, io vorrei proseguire fino a Pietrasanta. Al quindicesimo chilometro d’asfalto le mie convinzioni vacillano, lui fa di tutto per convincermi a deviare dalla “diritta via”. Non deve faticare molto. All’una, sotto un sole cocente, con i camion che mi sfrecciano pericolosamente vicino, mi do per vinto e decido di dimezzare la mia tappa giornaliera e seguirlo. Pranziamo sull’aiuola davanti alla bottega di un parrucchiere unisex di dubbio gusto. Condividiamo le nostre scarse risorse alimentari: io la focaccia ripiena di ieri, lui un’arancia sformata e un paio di banane nere.

Arriviamo al mare e i sandali sostituiscono le scarpe per calcare la battigia. Incontriamo una squadra di bagnini che si esercita nel recupero di uomo a mare col pattino. Il nostro obiettivo è l’ostello Turemar, la guida dice che ha la possibilità di ospitare fino a 1400 persone: una specie di girone dantesco versiliese. Giungiamo davanti a questo edificio in stile sovietico e scopriamo che è chiuso fino a fine aprile.

Dirottiamo verso l’ostello Apuano e inizia il calvario di Thomas. Le sue gambe iniziano a cedere, i suoi piedi dolgono e i pochi chilometri che ci separano dalla meta in breve diventano una via crucis. Un Dorando Pietri elvetico. Io faccio del mio meglio per sostenerlo e incoraggiarlo ma dobbiamo fermarci parecchie volte prima di giungere a destinazione. Arriviamo alla meta, in un edificio Belle Epoque, contornato da putti che orinano nella fontana e busti di Napoleone e Augusto, in marmo di Carrara.

Lascio che Thomas si riposi, indosso il costume e mi dirigo verso la spiaggia con l’insana idea di fare il primo bagno della stagione. Nemmeno il tempo di stendere il telo sulla sabbia e godermi il tiepido sole delle cinque che dal mare si leva una strana nebbia, più tipica dei mari nordici che del nostrano Tirreno. In pochi minuti oscura il sole e riempe l’aria di sottili gocce d’umidità. Con disappunto sono costretto a tornare in ostello.

Mi rilasso con un buon libro e attendo l’ora di cena. Andiamo a mangiare e mi si apre un mondo: il buon Thomas si rivela un fenomeno itinerante. È stato in India per 4 mesi e mezzo in un percorso di ricerca spirituale sincretistica e a 29 anni è partito in bicicletta dalla Svizzera per un viaggio che l’ha portato in Italia, Slovenia, Croazia, Bosnia, Grecia, Turchia, Siria, Giordania, Israele, Egitto e Cipro. Il viaggio è durato 16 mesi e 14.000 chilometri. In Egitto è stato perfino imprigionato come presunta spia israeliana e ha passato una notte in cella, insieme a un altro prigioniero che è stato torturato dalla polizia egiziana.

Il discorso vira sulla religione e scopro che Thomas era cattolico, poi è divenuto Evangelico e ha una sacra ammirazione per Gesù. La cena, a base di trofie pesto e vongole e profiterol, si conclude con noi due che, infervorati dalla discussione teosofica, sbagliamo strada e ci smarriamo sulla via del ritorno. La notte è placida e foriera di sogni rilassanti.

A colazione faccio la conoscenza di una signora di Luino che viaggia da sola per la prima volta in vita sua. Mi racconta che ha un figlio carabiniere a Kabul e le spunta una lacrima di preoccupazione sul viso; mi chiede di accendere una candela per lui nella prima chiesa in cui entrerò. Siamo a un’Ave Maria più una candela. Ce la posso fare…

Oggi il percorso è noioso, in mezzo alle macchine, fino a Massa. Thomas è lento, vorrebbe fermarsi in continuazione, prima il gelato, poi il cappuccio. È pesantemente caffeinomane, procede a due cappucci alla volta. Gli ho detto che bere il cappuccio dopo le 11 del mattino è una bestemmia, una cosa da svizzeri, ma lui continua imperterrito. Arriviamo a Massa e facciamo la spesa in un piccolo negozio di alimentari: pane, olive, pecorino e lardo. La colazione dei campioni.

Lasciamo l’asfalto e ci inerpichiamo sulle colline alla ricerca di un bel prato dove mangiare. Lo svizzero è esigente… qua no perché passano le auto, qui no perchè c’è un boscaiolo con la sega elettrica, lì no perchè c’è un cane che abbaia. Alla fine troviamo un prato davanti a una villa dove passano le macchine, c’è un boscaiolo che sega la legna e un cane che abbaia. Perfetto. Ci rimpinziamo e poi ci addormentiamo al sole. Riprendiamo il cammino e al primo paese ci infiliamo in un bar dove un gruppo di vecchietti gioca a carte, bestemmiando e bevendo un cicchetti. Il bar dell’Italiano medio.

via francigena bosco

Un vecchietto sdentato scende da un’Ape Piaggio, mi intercetta e comincia la sua storia; mi racconta della guerra, di quando i tedeschi facevano i rastrellamenti. Un giorno ha rischiato di essere fucilato ma, poiché mancavano tre persone per raggiungere la quota prefissata (75), li hanno rimandati a casa. Allevava polli e i tedeschi glieli requisivano. A sentir lui i tedeschi non erano così male perché erano precisi, se dicevano una cosa era quella: non fucilavano se mancava il numero legale.

Un po’ che è sdentato, un po’ che biascica in toscano, capisco una parola su tre di quello che dice. A Pisa è stato sotto un bombardamento, si è salvato perché era sotto un arco. Intorno a lui solo morti. Storie di vita.

Riprendiamo il cammino tra giardini con ulivi e uno splendido ciliegio in fiore. Thomas ride di gusto anche per le piccole cose con la sua risata roboante: lo soprannomino Risata di Tuono. Finalmente arriviamo a Pietrasanta, dove veniamo accolti dalle suore che ci destinano a una splendida stanzetta con tre letti a castello. Doccia e aperitivo in piazza: birra per Thomas e Spritz per il sottoscritto, con vista sullo splendido duomo romanico in marmo bianco di Carrara.

via francigena spritz

Finiamo con cena a lume di candela, io e il buon Thomas.

Dopo una sveglia comoda, una colazione con doppio cappuccio e doppia brioche, ci addentriamo tra i boschi devastati dalla tempesta di vento di marzo. Enormi tronchi di alberi caduti ostruiscono il cammino.
Cerco di distanziare Thomas: come nel Tour de France io sono alla tête de la course e lui nel peloton. Prima salita e gran premio della montagna, io conduco e lui arranca. A Camaiore gli do tre minuti di distacco però poi mi fermo ad ammirare la cappella del IX secolo e mi faccio raggiungere. Un ex addetto del genio militare sminatore ci fa da cicerone, mi racconta che nel 2008 hanno rinvenuto una bomba con 150 chili di polvere pirica lanciata dagli Inglesi nel ’44 e l’hanno fatta brillare in mare sollevando una colonna d’acqua di svariati metri. Mi spiega il meccanismo dell’innesco e delle microcariche elettriche. La cosa difficile è tradurre in inglese per Thomas. Ripartiamo, io Beep Beep e lui Willy Coyote, lo semino in fretta e mi dirigo verso Lucca.

Alla fine del secondo gran premio della montagna succede l’inaspettato: il mio fisico bestiale ha un cedimento, dolore al quadricipite femorale. Merde!, come disse il generale Cambronne a Waterloo.
Mi fermo per pranzare sotto il monumento ai caduti tra le margherite. Dopo un’opportuna pausa riprendo il cammino, ma la gamba mi duole e decido di fermarmi a Valpromaro in un piccolo e delizioso ostello gestito dall’ospitaliera Mariarosa. Sono le tre e mezza, mi faccio una birra gelata e, come per incanto, ogni preoccupazione svanisce. Il pomeriggio passa lentamente tra due chiacchiere e al tramonto in fondo alla via si staglia la robusta caracollante figura di Thomas: Willy Coyote ha raggiunto Beep Beep.

Dopo una cena semplice ma sostanziosa arriva Mirko, il catechista, e ci consegna l’attestato di passaggio a Valpromaro. Una sorta di cerimonia laica che inorgoglisce sia lui che noi.

via francigena attestato

L’avventura di Stefano Mazzotti lungo la via Francigena prosegue la prossima settimana. Stay Tuned!